Oggi, durante il nostro corso Cittadini al tempo dei social abbiamo parlato del rapporto tra internet e politica. Cosa è cambiato in politica da quando i social sono diventati lo strumento di comunicazione più utilizzato?
Assistiamo ai seguenti fenomeni, molti dei quali allarmanti:
la perdita di autorevolezza dei media tradizionali, mediatori di primo grado,
la necessaria velocità nella visualizzazione dei messaggi: per andare incontro ai ristretti tempi di lettura e di attenzione essi devono essere concreti, brevi, colpire nel segno il lettore; di conseguenza il dibattito perde il suo spessore, si semplifica e si banalizza (con attenzione maggiore ai bisogni materiali)
contrariamente a ciò che ci si aspetta si verifica un rafforzamento della struttura del potere, che amplifica i messaggi più popolari: quindi viene consolidato il pensiero unico, controllato e diffuso mediante sistemi di tipo commerciale.
Anche dei tweet o dei post possono trasformarsi in una forma di controllo, perché fanno credere al lettore di essere informato in tempo reale sulla partecipazione alla vita del politico durante la giornata: la quantità delle visualizzazioni supplisce la validità sostanziale del messaggio.
Esistono dei siti come “Meet up’’ che sono nati per essere luogo virtuale incontro tra persone con idee simili.
L’informazione, non sempre corretta e verificata, prevale sulla formazione civica, qualità imprescindibile per una partecipazione consapevole alla vita del Paese.
La comunicazione sul web è caratterizzata dunque da tre punti fondamentali:
La DISINTERMEDIAZIONE: la comunicazione diretta tra politici e cittadini
la SEMPLIFICAZIONE: la riduzione dello spessore dei contenuti, la comunicazione attraverso slogan, con un linguaggio mutuato da quello pubblicitario
la VELOCIZZAZIONE: collegata alla precedente, si basa sull’esigenza di conformarsi ai tempi di utenza tramite web, non più di 30 secondi.
PATRIZIO DE LUCA IIA
venerdì 1 febbraio 2019
SOCIAL E POLITICA VANNO D'ACCORDO? di Mario Vietri
La tecnologia, il web e soprattutto i social stanno sempre di più prendendo piede quale uno strumento che permette a tutti di esporre il proprio pensiero senza vincoli. Sono ormai molti i politici che utilizzano i social network per manifestare le proprie idee politiche, ma anche per mostrare la propria vita privata e fare dichiarazioni su argomenti di vario genere.
E' vero, negli ultimi anni l'informazione è cambiata, infatti sono sempre meno le persone che acquistano quotidianamente un giornale o seguono programmi televisivi; tramite internet siamo continuamente in contatto con tutto e tutti.
Ma cosa cambia nell'informazione? Sostanzialmente la velocità e la maggiore concretezza sono i due aspetti che suscitano l'interesse del lettore e fanno preferire i social ai classici media. Possiamo dire che internet e il web in generale sono il futuro, per questo se usati per scopi ben precisi possono essere molto utili. Di recente è stato fatto un sondaggio in Brasile mediante voto online; il risultato è stato positivo e ci proietta inevitabilmente verso questa strada. Penso che la politica diffusa attraverso i social possa rappresentare un'opportunità per cercare di avvicinare i giovani a questo mondo finora a molti estraneo.
MARIO VIETRI IVB
I SOCIAL SONO STRUMENTI UTILI PER IL DIBATTITO POLITICO? di Riccardo Spadafora
Ormai i social
sono
utilizzati
per tutto:
per
diffondere notizie politiche, notizie sportive, gossip.
Sempre meno
vengono acquistati giornali o riviste tradizionali,
l’informazione passa sempre più spesso dal web.
I social possono
avere sia aspetti positivi che negativi all'interno del dibattito
politico.
Certo
la notizia può essere dissusa
e
appresa molto più velocemente da tutti. E' utile anche per avere uno
scambio di idee
con un
esponente
politico
con il
quale sarebbe
impossibile avere un contatto diretto, in prima persona.
Gli aspetti
negativi del
web
possono
in sintesi individuati nella logica
commerciale che
li caratterizza.
Attraverso
sistemi di controllo, i
gruppi politici possono
acquistare,
secondo il proprio peso economico,
dei database con moltissime informazioni sui cittadini. In questo
modo il
cittadino, attraverso la sua tracciabilità mediatica, è vulnerabile
e manovrabile in qualche modo,
perchè controllato
nei suoi gusti, nei suoi interessi e acquisti.
Il politico è diventato un "esperto
del marketing".
E
ancora...Molte
volte i post sembrano darci una notizia in tempo reale ma la sostanza
delle informazioni è nulla.
Sono tuttavia
pochi i cittadini che vanno alla ricerca della notizia onesta e
completa.
Io penso che i
social siano molto utili perchè consentono
a
tutti di
avvicinarsi
alla politica, e
di raggiungere e coinvolgere nel dibattito anche le nuove
generazioni.
Il social però
deve essere utilizzato in modo intelligente e produttivo, per
comunicare e informarsi, ma con la giusta necessaria consapevolezza
dei limiti attuali, cercando modalità costruttive di crescita e
confronto.
RICCARDO SPADAFORA 4B
MEDIA O SOCIAL MEDIA? di Francesca Viscolo
Da
anni ormai internet è diventato quotidianità per la grande
maggioranza dei cittadini, cambiando radicalmente il nostro approccio
alla sfera politica.
Un
aspetto significativo dell’informazione attuale si concretizza nel
venir meno dell'autorevolezza dei media tradizionali,come giornali e
telegiornali, acquisita piuttosto dai social che utilizzano un mezzo
più immediato per apprendere notizie. Però se da un lato questo
può sembrare una cosa positiva in quanto una notizia si diffonde in
modo più immediato, da un altro questa immediatezza porta ad
escludere l'aspetto teorico e il dibattito, fondamentali nel mondo
politico.
Questo
potrebbe portare certo ad una pluralizzazione dei punti di vista ma
in realtà i meccanismi della rete non fanno altro che produrre una
omologazione intorno al pensiero che ha maggiore seguito.
Il
web può diventare anche strumento diretto di democrazia, con
l’evote. Utilizzato per la prima volta in una regione del Brasile
per raccogliere il parere degli elettori in materia economica, e in
Estonia come nuovo sistema di consultazione elettorale, l’evote
solleva una serie di interrogativi. Il monitoraggio dei risultati ha
mostrato che solo il 7% in più degli elettori tradizionalmente
coinvolti ha partecipato. Costoro erano persone che avevano
dimestichezza con l' informatica e non erano in realtà molto
interessati alla politica; quindi tra social e politica non c'è
sempre concordanza.
Secondo
il mio pensiero ci sono vie praticabili di utilizzo dei social in
politica, ma con la giusta moderazione del dibattito, che spesso
raggiunge toni poco civili, disciplinando gli interventi e senza
abbandonare i tradizionali sistemi di informazione.
Francesca
Viscolo IVB
E’ DAVVERO EFFICACE L’E-DEMOCRACY? di Giulia Pia Truda
La
diffusione
dei social network a
tutti i livelli ha coinvolto anche la sfera politica, che utilizza il
web ormai come canale preferenziale.
Uno
dei mezzi più utilizzati per l’estensione del pensiero politico è
la “Democrazia Digitale” meglio conosciuta come “e-democracy”.
Essa è una
forma di democrazia diretta (termine
finora utilizzato quasi esclusivamente per i referendum),
che si avvale delle moderne tecnologie dell’informazione e della
comunicazione nelle consultazioni
popolari o nella partecipazione politica.
Ma
quali sono i problemi che comporta questa nuova forma di diffusione
politica?
Molti
sono i punti deboli
dell’e-democracy.
Essa
utilizza uno spazio
virtuale, che permette certo
l’abbattimento dei limiti geografici. Tuttavia
ciò avviene rendendo
superfluo il contatto diretto, quella relazione fatta di scambio in
tempo reale, limitando forse qualitativamente il dibattito.
Non
si può negare che il confronto via social
permette una maggiore diffusione e una
partecipazione superiore in termini numerici, ma
la qualità e la dignità di questa partecipazione sono garantite?
Un'altra
conseguenza delle
trasformazioni socio-politiche in atto
è la
modificata funzione degli
intermediari, quali
sono stati per lungo tempo i giornalisti
della
carta stampa e della televisione. Costoro, non solo informavano, ma
davano anche indicazioni su come interpretare le informazioni
ricevute. Ad oggi sta subentrando un rapporto sempre più diretto tra
politici ed elettori, reso possibile attraverso le nuove tecnologie
di informazione e specialmente i social network. C’è
da chiedersi però in modo critico e consapevole se essi non
ci offrano
in
realtà
un’illusione
di
democrazia,
facendoci credere che la essa
possa esercitarsi
solo nella possibilità di interagire con un post di poche righe.
La
questione resta aperta. E’ certo però che, in questo intricato
labirinto pieno di trappole rappresentato dal connubio tra politica e
social, solo un’informazione libera e consapevole che preceda e
accompagni lo scambio madiatico si presenta come antidoto alla
banalizzazione del confronto e all’appiattimento della propria
visione della realtà
Giulia
Pia Truda IVB
Social-politica di Paolo Murino
Con
l'avvento di internet il metodo di diffusione del
pensiero politico è
radicalmente cambiato: dai giornali alla televisione si passa al
nuovo mondo del web e dei social. Questo ha permesso a moltissime
persone di informarsi e di entrare a far parte della sfera politica a
cui prima magari erano completamente estranee.
Ma insieme a queste
conseguenze che possono
sembrare positive recenti
studi sociologici mettono in luce nuovi comportamenti dei cittadini.
Infatti questa maggiore
possibilità di informazione ha causato una sorta
di pigrizia da parte
del cittadino che si è abituato a trovare
sul profilo
social del suo partito o politico preferito notizie
e commenti che quasi mai vengono confrontati e verificati.
Tutto questo non ha fatto altro che aumentare il fenomeno del
populismo e ha facilitato la
diffusione della comunicazione politica delle promesse, fatta di
slogan e volta a colpire l’elettore nella sua emotività e nei suoi
bisogni principali.
Paolo
Murino IVB
E-DEMOCRACY: FREGATURA O VANTAGGIO? di Federica Concilio
Con l’avvento della
diffusione mediatica della politica, la democrazia è diventata
e-democracy (democrazia online) con lo scopo di far arrivare in tempo
reale le notizie politiche ad una cerchia più ampia di persone
rispetto al metodo di diffusione tradizionale, che prevedeva la
funzione mediatrice di un giornalista intento a carpire ogni parola
del politico.
La
vita politica del Paese può migliorare o peggiorare attraverso
l’uso dei social?
Sono molti e discordi i pareri
al riguardo. Analizziamo dunque i pregi e i difetti della
e-democracy.
Uno dei vantaggi è
rappresentato dalla possibilità per il cittadino di essere
interlocutore attivo nel dibattito, attraverso la partecipazione
democratica e diretta online. Migliaia di cittadini infatti,
condividono idee e soluzioni, attraverso sistemi operativi, per
creare un Paese migliore. Si condividono e si discutono temi che
riguardano il nostro futuro, dalla giustizia alle tasse, dalla
sicurezza al lavoro, attraverso l’espressione di un parere
partecipato. Una forza politica che si presenta ad elezioni nazionali
con soluzioni scelte direttamente dai cittadini, permette di
rispondere alle esigenze delle persone comuni, contrapponendosi ai
soliti programmi politici condivisi da poche persone sedute ai tavoli
del potere economico. Nonostante gli evidenti vantaggi, nel 2012, in
Brasile, vi è stata una votazione con il fine di valutare
l’incremento dei votanti rispetto alle votazioni tradizionali. In
effetti questo incremento c’è stato, ma ha registrato solo il 7%
in più di votanti, dimostrando una lieve e ininfluente variazione,
tenendo anche conto del fatto che i votanti in più erano giovani,
non interessati all’esito della votazione e che non si sarebbero
pronunciati se questa non fosse avvenuta online.
Il difetto sostanziale della
politica su internet è l’aumento dell’aspetto materiale della
diffusione mediatica che utilizza una certa superficialità del
dibattito e una minore concretezza del tema, con lo scopo di colpire,
anche solo con un titolo, l’utente nei suoi bisogni, lasciando
dietro l’aspetto teorico del dibattito. Infatti i social tendono a
velocizzare le informazioni tralasciando talvolta la veridicità
delle notizie. A questo punto poi prendono piede le fake news, che
mettono in primo piano la notizia senza pesare la loro attendibilità.
Il fenomento della post verità prevede che la notizia sia lanciata
sul web, poi diffusa a tappeto, infine verificata ed eventualmente
smentita. Sarebbe interessante studiare questo singolare e pervasivo
fenomeno, rilevatore di un’operazione, più consapevole e
finalizzata di quanto si possa immaginare, volta a abituare
l’opinione pubblica a reazioni istintive ed emotive. Attraverso i
titoli ad effetto infatti, il cittadino si fa prendere dall’aspetto
sentimentale e personale.
A questo punto io credo che la
e-democracy sia una buonissima cosa se usata correttamente. Infatti
il fatto che vengano coinvolte molte più persone è una cosa
positiva. Il limite del dibattito su rete è costituito dalla
difficoltà diffusa di mantenere un rispettoso equilibrio in presenza
di pensieri discordi. Ma questo non accade, anzi, si assiste spesso
alla censura di commenti scomodi che vanificano il diritto di parola
e pensiero sancito dalla Costituzione.
CONCILIO FEDERICA IVB
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